Università degli studi di Genova



Blog a cura di Marina Milan, con la partecipazione di studenti, laureandi e laureati dei corsi di Storia del giornalismo e Giornalismo internazionale dell'Università degli studi di Genova (corso di laurea magistrale interdipartimentale in Informazione ed Editoria).

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30 novembre 2016

Seminari di pratica giornalistica

A conclusione delle attività di pratica giornalistica per gli studenti e i laureandi del corso LM in Informazione ed Editoria  l'incontro di mercoledì 30.11.2016 sarà dedicato al tema "Cronista da marciapiede cercasi" con la partecipazione del giornalista Andrea Ferro (Radio 24).
Appuntamento al polo didattico dell'Albergo dei Poveri, aula 7, ore 14-16
*ultimo seminario del ciclo del I semestre).
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29 novembre 2016

Il gran spettacolo della cronaca nera

Davide Bagnoli, autore di un recente saggio sui più noti casi di cronaca nera degli ultimi anni, è giornalista, addetto stampa ed educatore, il cui ultimo lavoro è proprio questo preso in considerazione. Il suo intento è quello di ripercorrere passo, passo i casi entrati a far parte della cronaca nera che hanno suscitato una particolare attenzione mediatica tanto da essere definiti come una "spettacolarizzazione" dell’evento stesso, facendo quasi passare in secondo piano la tragicità della morte che è il vero fulcro della notizia. Analizzati cinque casi emblematici che sono entrati ormai nel cuore e nella memoria di chi li ha vissuti, anche se indirettamente, quasi in prima persona, Bagnoli tenta di trovare una spiegazione all’inevitabile domanda strettamente connessa a quanto appena detto: perché siamo così inconsciamente attratti dalla morte e dal macabro? E successivamente: Perché, da un certo momento in poi, la cronaca nera ha assunto toni mediatici tendenti alla sua spettacolarizzazione facendo perdere il senso della notizia e diventando sempre più un mero argomento di cui chiacchierare tra una notizia di gossip e un’altra di politica?
L’autore struttura il suo discorso presentando cinque casi ben noti, il primo dei quali è la tragedia di Vermicino del 1981 che vede protagonista Alfredino, un bambino di sei anni precipitato in un pozzo alla profondità di trentasei metri. Da quel momento in poi le sorti della cronaca e il modo di vivere la notizia (e la tragedia) sarebbero cambiate per sempre. Infatti per la prima volta nella storia le emittenti della Rai decisero di trasmettere ininterrottamente la diretta tenendo davanti allo schermo per settantadue ore ben trenta milioni di ascoltatori che, quando venne deciso di interrompere le riprese per far allontanare l’immensa folla giunta sul posto, chiesero insistentemente di riprendere immediatamente il collegamento per poter in qualche modo essere vicini al bambino. Purtroppo il fiato sospeso non solo degli italiani ma anche del resto del mondo si spense con la notizia che, nonostante i molteplici tentativi, non erano riusciti a trarre in salvo Alfredino. Si aprì però una nuova era perché da quel momento in poi casi affini a quello di Vermicino sarebbero stati seguiti con una partecipazione dei media e del pubblico molto più intrusiva. Si è discusso molto infatti sulla presenza di un pubblico che, pur essendo nella propria abitazione, sembrava aver assistito sul posto ai tentativi di salvataggio del piccolo e del fatto che il caso avesse assunto una portata mediatica mai vista prima. E quello fu soltanto l’inizio di una nuova era del giornalismo.
Gli altri casi descritti riguardano rispettivamente la vicenda di Cogne, il rapimento di Tommaso Onofri, l’omicidio di Meredith Kercher e quello di Sarah Scazzi ad Avetrana. Rappresentano esempi che vanno dagli anni 2000 a pochi mesi fa e che, quindi, hanno certamente risentito delle nuove innovazioni tecnologiche per quanto riguarda la comunicazione e la sua diffusione. Se dunque il processo di spettacolarizzazione della cronaca nera era già iniziato nei primi anni ’80, non ha fatto altro che espandersi ancora più rapidamente, rendendo i casi di cronaca vere e proprie "fiction" seguite dal pubblico in ogni sua sfaccettatura. Un pubblico che da spettatore è passato ad essere giudice tanto quanto quelli nelle aule dei tribunali, influenzato dai giornalisti a prendere parte ed essere colpevolista o innocentista e a trovare addirittura lui stesso il colpevole dei gialli più discussi. Si è visto molto bene nei confronti di Annamaria Franzoni, per cui l’opinione pubblica si è letteralmente divisa in due, e ancora di più nei confronti della famiglia Misseri su chi avesse ucciso Sarah. Tutto questo processo mediatico, in cui la notizia tragica si è fusa con la sua pubblicizzazione in ogni aspetto, ha condotto ad una spettacolarizzazione della cronaca nera alla portata di tutti; chiunque può dare il suo parere, tutti si vedono chiamati in causa per un aspetto o per l’altro, non esistono più confini di distinzione tra il giornalista che riportava la notizia e il pubblico che la recepiva. E la spiegazione di questo fenomeno Bagnoli la ricerca nel fatto che l’uomo è per natura attratto dal macabro; fin dall’antichità siamo stati a contatto con la morte e tutto ciò che attiene ad essa, oggi ci siamo solamente abituati di più a considerarla come la normalità, non scandalizza ma al contrario attrae, essendo sempre più presente nella quotidianità sotto svariate forme. Non è però l’unica motivazione, altri invece creano una sorta di alienazione tra il carnefice e la vittima, si rivedono in uno e sono grati di non essere l’altro. Inoltre, sostiene sempre l’autore, avvertiamo proprio la necessità di essere a contatto con il macabro e ciò che porta con sé perché consente a molti di ottenere una sorta di beneficio personale confrontando i propri problemi personali con la gravità che invece è propria di altri.
Il saggio di Bagnoli risulta quindi di estrema attualità e interesse proprio perché tratta di vicende a cui abbiamo assistito con i nostri occhi, anche se da dietro uno schermo, su cui abbiamo espresso il nostro personale parere. L’impostazione con cui struttura il saggio è schematica e segue un filo logico tale che il lettore riceve prima le basi e poi ci riflette sopra; il lessico utilizzato rende scorrevole la lettura e, personalmente, visti i temi trattati, ho trovato interessanti gli spunti e le prospettive proposte su una tematica così quotidiana e in costante evoluzione.
Maria Eugenia Sabbadini

Davide Bagnoli
La cronaca nera in Italia.
I perché della sua spettacolarizzazione
Temperino rosso, Brescia, 2016


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28 novembre 2016

In libreria

Raffaele Fiengo 
Il cuore del potere. "Il “Corriere della Sera” nel racconto di un suo storico giornalista"
(Introduzione di Alexander Stille)
Chiarelettere, Milano, 2016, pp. 416.

Descrizione
Una storia e una testimonianza. Di chi si è battuto per quarant’anni in difesa dell’indipendenza del giornale più famoso d’Italia, il giornale della borghesia illuminata, il giornale di Luigi Albertini e Luigi Einaudi, un giornale che veramente libero non è mai stato perché sempre al centro di appetiti economici e politici. Raffaele Fiengo, giornalista del “Corriere” dagli anni Sessanta, di formazione liberal, ci offre la sua versione dei fatti attraverso le lotte che ha condotto con tenacia sempre dalla parte dei giornalisti per affermare i principi di una stampa libera. Una lotta dura, dai tempi eroici della direzione di Piero Ottone alla strisciante occupazione della P2 sotto Franco Di Bella fino ai disegni egemonici di Craxi e poi le indebite pressioni dei governi Berlusconi. Oggi gli attori sono cambiati ma con le interferenze del marketing e della nuova pubblicità, e l’invasione dei social network, il mestiere del giornalista è ancora più contrastato, anche al “Corriere”, da sempre “istituzione di garanzia” in un’Italia esposta a continue onde emotive e a tensioni di ogni tipo. Se cade il “Corriere” cade la democrazia. E questo libro lo dimostra. Come scrive Alexander Stille nell’introduzione, “considerate le varie lotte avvenute per il controllo del ‘Corriere’, è un miracolo che da lì sia uscito tanto buon giornalismo, tanta informazione corretta, e ciò grazie agli sforzi di tanti giornalisti interessati soprattutto a fare bene il proprio lavoro”.
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26 novembre 2016

In libreria

Franco Recanatesi
La mattina andavamo in piazza Indipendenza
Cairo editore, Milano, 2016, 384 pp.

 Descrizione
«Il nostro obiettivo è superare nelle vendite il Corriere della Sera.» Quando, nell’autunno del 1975, Eugenio Scalfari annunciò che la sua nave pirata prossima al varo, battezzata la Repubblica, avrebbe battagliato con l’incrociatore di via Solferino che da un secolo solcava i mari indisturbato, fu accolto da risolini di scherno. E invece…
Questa è la storia di un quotidiano che dopo appena undici anni – esempio unico al mondo – ha toccato il primato delle vendite nel proprio Paese. L’appassionante testa a testa fra i due grandi giornali – che da allora non si è mai arrestato – si svolge parallelamente a una delle fasi storiche più tumultuose e drammatiche conosciute dall’Italia, segnata da terrorismo, scandali epocali, furiose battaglie civili e politiche.
Mentre la Repubblica compie quarant’anni, un giornalista che nel quotidiano di piazza Indipendenza ha ricoperto ogni ruolo racconta quella straordinaria avventura. Partendo da lontano: il felice incontro fra i due protagonisti, Eugenio Scalfari e Carlo Caracciolo, la loro passione per la carta stampata, il tentativo di coinvolgere Montanelli, fino alla realizzazione del grande sogno cullato per oltre vent’anni. Dalla complicata gestazione alla volata verso il milione di copie. Il clima eccitato, teso e goliardico della redazione, ma anche i tormenti e i contrasti, gli amori e i tradimenti. Le minacce brigatiste. Le vicende pubbliche e private dei suoi più celebri giornalisti: i litigi Pansa-Bocca, i capricci di Biagi, il pianto della Aspesi, gli scherzi di Guzzanti, le fughe di Forattini e Terzani. E quella volta che Scalfari, in lacrime, chiese aiuto a Beethoven.
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24 novembre 2016

Nostra contemporaneità



"Guardo la televisione, i talk show con tutti che urlano e si lamentano, e mi sembra di vivere all'inferno. Poi guardo dalla finestra e mi sembra di vivere in un posto normale. Con problemi ma normale». Il meccanico pachistano vive qui da trent'anni. Ha sposato un'italiana, ha figli italiani, è contento del suo lavoro, la globalizzazione per lui e per molti altri ha significato stare meglio, molto meglio di quello che il destino avrebbe potuto riservargli. Quando parliamo di globalizzazione pensiamo ai contraccolpi negativi che ha avuto dalle nostre parti: perdita di posti di lavoro, maggiore precarietà sociale, meno garanzie, smarrimento identitario. Ci dimentichiamo del colossale balzo in avanti che centinaia di milioni di persone hanno potuto fare in Asia e in parte dell'Africa e del Sudamerica. Mentre noi scendevamo di un gradino, loro salivano una intera scala, partendo da zero. Il nostro concetto di globalizzazione non è per niente globalizzato, e questo ci impedisce di coglierne le ragioni profonde, che sono quelle della più colossale inclusione della storia. Viaggia chi prima non viaggiava, guadagna chi prima non guadagnava, mangia chi prima non mangiava. L'umanità intera pretende di vivere e non più di vegetare, e questa non è una novità che può essere ignorata se non si vuole sbagliare analisi. La parola più pronunciata in Occidente, da Brexit in poi, è "esclusione"; è vera, è percepibile, ma riguarda pezzi di noi, non il mondo. Il mondo, nella sua totalità, oggi è molto più inclusivo di ieri."  Michele Serra
*“Repubblica”, 22.11.2016 (L’Amaca)


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Si dovrebbe leggere con grande attenzione questa "Amaca" di Michele Serra che ricorda a noi occidentali quale benessere abbia raggiunto quella parte del pianeta che definivamo "terzo mondo". Noi guardiamo alla nostra CRISI e dimentichiamo che negli ultimi decenni milioni di bambini hanno avuto l'opportunità di nutrirsi, di andare a scuola, di correre verso la  contemporaneità. (mmilan)

23 novembre 2016

Seminari di pratica giornalistica


In prosecuzione delle attività di pratica giornalistica per gli studenti e i laureandi del corso LM in Informazione ed Editoria l'incontro del 23.11.2016 sarà dedicato al tema "Cronista a bordo campo” con la partecipazione de giornalista Riccardo Re (Sky Sport ).
Appuntamento al polo didattico dell'Albergo dei Poveri, aula 7 (h.14-16).


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20 novembre 2016

Genova in libreria

Roberto Beccaria
Auguste Papon. Il re degli impostori
Erga edizioni, Genova, 2016, 193 pp.
Descrizione
Auguste Papon è un cavaliere d’industria – così venivano chiamati i truffatori nell’Ottocento – che ebbe l’audacia di tentare una truffa perfino ai danni di Cavour. Fu un finto marchese, un finto ufficiale, un finto monaco, un finto assicuratore, ma un vero ricattatore in più occasioni e la sua vittima più famosa fu il re di Baviera Ludwig I, a causa della sua storia d’amore con la celebre ballerina Lola Montez. La sua vita e le sue “imprese” si sono svelate all’Autore un po’ per volta e in modo assolutamente frammentario. Una vicenda che prende le mosse dalla Genova risorgimentale, che il bibliotecario genovese Roberto Beccaria, vestiti gli inconsueti panni dell’ “investigatore storico”, ha inseguito per molti anni attraverso gli archivi di mezzo mondo, dall’Italia alla Svizzera, dalla Francia alla Germania fino al Brasile, analizzando documenti d’archivio e bibliografici, testimonianze manoscritte e a stampa, non sempre facili da interpretare. Il volume offre un ampio corredo di immagini e di note che offrono interessanti spunti di approfondimento. Papon, avventuriero sublime, è un uomo sorprendentemente moderno, emblema del delinquente incallito e inesauribile, perfino simpatico e stupefacente nella sua sfrenata recidività: solo per questo meriterebbe di essere protagonista di un film d’avventura.
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19 novembre 2016

In libreria

Marco Cursi
Le forme del libro. Dalla tavoletta cerata all'e-book
Il Mulino, Bologna, 2016, pp. 288

Descrizione
Il volume ripercorre la storia delle principali forme librarie dall’antichità romana fino a oggi attraverso le innovazioni che si sono succedute nei supporti (legno, papiro, membrana, carta), nelle tipologie (tabula, rotolo, codice, libro a stampa), nelle figure professionali impegnate nella produzione (copista, miniatore, compositore, tipografo), nelle pratiche di elaborazione, ricezione e circolazione del testo presso il pubblico dei lettori. La rivoluzione digitale e l’avvento dell’e-book hanno scisso il binomio finora indivisibile tra il piano del testo e quello del libro, rendendo possibile la realizzazione dell’antico sogno di una biblioteca universale capace di contenere l’intero patrimonio scritto dell’umanità.
*Link all'Indice
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15 novembre 2016

In libreria

Barbara Sgarzi
Social Media Journalism.
Strategie e strumenti per creatori di contenuti e news
Apogeo, Milano, 2016
Descrizione
Il Web prima e le reti sociali poi hanno trasformato il mondo del giornalismo e della comunicazione. Da una struttura verticale che dall'alto controllava e distribuiva contenuti, si è passati a una realtà orizzontale dove per essere editore basta aprire un account, le voci delle grandi emittenti nuotano in un mare di conversazioni e il dialogo è merce di scambio per ottenere attenzione. Questo manuale guida giornalisti e professionisti della comunicazione alla scoperta delle nuove regole del gioco, mostrando come lavorare in un contesto dove l'informazione è multiforme e scorre veloce. Nei primi capitoli si analizzano le caratteristiche e l'uso dei principali social media, da Twitter e Facebook, attraverso Instagram, Pinterest e YouTube, fino a Snapchat. Si affrontano quindi tre temi chiave per il giornalismo moderno: il fact checking, come controllare fonti e notizie, la web reputation, come essere autorevoli e riconoscibili in Rete, la content curation, come seguire la vita dei contenuti dopo la pubblicazione. Per concludere si osservano le app di messaggistica che oggi possono essere validi strumenti per fare informazione.

14 novembre 2016

Radio e TV tra informazione e svago

Enrico Menduni, professore ordinario di Cinema, fotografia e televisione presso il Dams dell'Università di Roma Tre - con alle spalle una lunga esperienza lavorativa nel campo dell'organizzazione dello spettacolo e sette anni di permanenza nel Consiglio di amministrazione Rai – tratta in questa sua opera dei due media d'informazione che hanno maggiormente caratterizzato il XXI secolo: la radio e la televisione. Più antica la prima, più giovane la seconda, un po' rivali ed un po' complementari, entrambe hanno contribuito e contribuiscono in maniera incisiva ed indiscutibile alla formazione dell'opinione pubblica. Ma sono state e tutt'ora sono anche un'importante fonte di svago alle quali il pubblico, con intenti più o meno impegnati, si è sempre rivolto con l'intenzione di ricevere curiosità ed emozioni.
In questo volume, l'autore esplica in maniera particolarmente chiara e dettagliata tutti i processi tecnologici e di elaborazione contenutistica dei programmi che hanno portato la radio e la televisione ad essere quello che oggi sono: due mezzi d'informazione sui quali il pubblico, da ascoltatore/spettatore qual'era, è arrivato ad avere un'influenza sempre più presente, ponendosi talvolta quasi al pari degli operatori che vi lavorano. Attraverso la selezione di playlist musicali su suggerimento degli ascoltatori, interventi telefonici, presenza di persone comuni nei programmi d'intrattenimento e nei reality e possibilità di scelte esclusive delle programmazioni attraverso web radio e tv a pagamento, lo spettatore, oltre ad essere formato ed intrattenuto, decide sempre più attivamente come formarsi ed intrattenersi. Con uno stile chiaro, competente ed amichevole, ed uno sguardo sospeso tra  il positivo ed il pensieroso – lo sguardo che sempre richiede il progresso – Menduni conduce il lettore verso un mondo in cui si assiste ad un'affascinante – e sempre più sottile – ibridazione di finzione e realtà, in cui l'una finisce per plasmare l'altra, ed il cui risultato si riflette sulla percezione della vita di ognuno di noi.
Silvia Marcantoni Taddei


Enrico Menduni
Televisione e radio nel XXI secolo
Laterza, Roma-Bari, 2016, 240 pp.
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13 novembre 2016

Seminari di pratica giornalistica


In prosecuzione delle attività di pratica giornalistica per gli studenti e i laureandi del corso LM in Informazione ed Editoria l'incontro del 16.11.2016 sarà dedicato al tema Comunicare con gli eventi con la partecipazione della dott. Carla Viale (Studio Studio Viale Von der Goltz di Genova).
Appuntamento al polo didattico dell'Albergo dei Poveri, aula 7 (h.14-16).
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Seminari di pratica giornalistica


In prosecuzione delle attività di pratica giornalistica per gli studenti e i laureandi del corso LM in Informazione ed Editoria l'incontro del 16.11.2016 sarà dedicato al tema Comunicare con gli eventi con la partecipazione della dott. Carla Viale (Studio Studio Viale Von der Goltz di Genova).
Appuntamento al polo didattico dell'Albergo dei Poveri, aula 7 (h.14-16).
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09 novembre 2016

Seminari di pratica giornalistica

A.A. 2016-2017

In prosecuzione delle attività di pratica giornalistica per gli studenti del corso LM in Informazione ed Editoria l'incontro del 9.11.2016 sarà dedicato alla "Comunicazione d'impresa 2.0" con la partecipazione della dott. Serena Pagliosa (Agenzia PentaPx, dai pixel all'immagine). 
Appuntamento al polo didattico dell'Albergo dei Poveri, aula 7 (h.14-16).
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07 novembre 2016

In libreria

Valerio Bindi e Luca Raffaelli (a cura di)
La rabbia
Einaudi, Torino, 2016, 344 pp.
Descrizione
Vent'anni dopo Gioventú cannibale, un gruppo di narratori spariglia improvvisamente le carte e trova un linguaggio inedito non solo per testimoniare, ma anche per sfidare il nostro tempo. Sono nati tra il 1978 e il 1992, anni in cui l'Italia covava la crisi che ha cancellato ogni idea di futuro. Sono autori di fumetti, arrivano dalla fucina di Crack!, il festival nato al Forte Prenestino: spaziano dal manga al punk, dall'underground al pop, e narrano storie metropolitane, visionarie, taglienti, comiche, rabbiose. Non è la rabbia di chi ha perso la partita, ma quella di chi non ha nemmeno potuto giocarla. La rabbia di chi è rimasto bloccato in ascensore per un fine settimana che dura da una vita. Di chi non ha trovato un posto in questo mondo, eppure sa raccontarlo come nessun altro. Se una volta la rabbia era un sentimento collettivo, di azione politica, oggi che il mondo la umilia si trasforma in confessione, in diario quotidiano – minimalista, tragico o surreale – dove la posta in gioco è l'identità di un'intera generazione.
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03 novembre 2016

In libreria

Mimmo Càndito 
C'erano i reporter di guerra.
Storie di un giornalismo difficile da Hemingway a Internet
Baldini & Castoldi,  Milano, 2016, 768 pp.
Descrizione
Winston Churchill diceva che in tempo di guerra la verità è così preziosa che bisogna proteggerla con una cortina di bugie. Era una bella ipocrisia, per nascondere la volontà – che è storia d’ogni Paese – di coprire la conoscenza della realtà o comunque di piegarne la conoscenza alle ragioni della politica. Oggi l’informazione è arma più importante di un esercito, perché il consenso dell’opinione pubblica è essenziale per qualsiasi strategia bellica.
Nel nostro tempo, iperconnesso, ultravelocizzato, perduto in una rete dove la potenzialità della costruzione della conoscenza è senza limiti ma, molto spesso, anche senza strumenti critici di interpretazione dei flussi narrativi, l’uso dell’informazione è centrale. E la guerra – nel suo racconto drammatico – diventa la metafora più illuminante della complessità che accompagna la conoscenza della realtà e di come il giornalismo debba fare il proprio lavoro in una pratica quotidiana di difficile difesa della propria autonomia dai condizionamenti che ogni potere, governo e interesse tentano di imporgli.
 Il reporter di guerra diventa in questo libro il simbolo della ricerca costante della verità in un territorio dove i pericoli, i rischi, le minacce, non sono soltanto quelli d’una cannonata o d’una mina, o d’una milizia jihadista di tagliagole invasati, ma riguardano le difficoltà di verifica delle informazioni e i tentativi sempre più sofisticati di disinformazione.
 Cinema, letteratura, immaginario popolare, hanno fatto del reporter di guerra una figura mitica; questo libro ne racconta la storia dal primo corrispondente – in Crimea, nel 1854, quando si scriveva con la penna d’oca e l’inchiostro – ai giorni d’oggi, del Califfato, delle bombe intelligenti, dei droni e del collegamento in tempo reale dal campo di battaglia.
 Oggi Obama può guardare in diretta dalla Casa Bianca i commandos che ammazzano Bin Laden a 10 mila miglia di distanza, e il reporter di guerra scivola nell’ombra di una marginalità inquietante: sappiamo sempre di più, ma capiamo sempre di meno. Questo libro – nella metafora del racconto della guerra – ci aiuta a capire, e a difendere il nostro desiderio di sapere.

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